Mino Pecorelli (nato a Sessano del Molise il 14 settembre 1928, assassinato a Roma il 20 marzo 1979) è stato un giornalista italiano, noto per aver fondato e diretto l'agenzia di stampa e la rivista OP - Osservatore Politico.
La sua carriera giornalistica si caratterizzò per un approccio aggressivo e scandalistico, spesso mirato a personaggi politici e istituzionali di spicco. OP divenne rapidamente famosa per le sue rivelazioni e indiscrezioni, che spaziarono da scandali finanziari a vicende di corruzione politica, guadagnandosi sia un vasto pubblico che numerosi nemici.
Pecorelli è spesso associato a diverse teorie del complotto riguardanti la strategia della tensione e il golpe in Italia negli anni '70. Si ipotizza che le informazioni in suo possesso riguardassero segreti di Stato, coinvolgimenti della massoneria e attività illegali di servizi segreti deviati.
La sua uccisione a Roma nel 1979 rimane un caso irrisolto, sebbene siano state formulate diverse ipotesi sulle motivazioni e sui mandanti. Tra queste, spicca il presunto coinvolgimento di figure di spicco della politica italiana, tra cui Giulio%20Andreotti, poi assolto in via definitiva dall'accusa di essere il mandante dell'omicidio. Le indagini hanno anche esplorato piste legate alla Banda%20della%20Magliana e ad ambienti della criminalità organizzata.
L'eredità di Mino Pecorelli è quella di un giornalista controverso, capace di scuotere il panorama politico italiano con le sue inchieste, ma anche di attirare su di sé un alone di mistero e sospetto che persiste ancora oggi. Il suo omicidio e le oscure circostanze che lo circondano continuano a essere oggetto di dibattito e analisi storica.
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